Proposta di cambio di strategia per passare dalla
difesa ad oltranza, attuale, all’attacco alle fonti di diffusione
del virus, per una rapida ripresa del paese.
Scoviamo il virus per far riaprire il paese
Premesso che date le
caratteristiche del virus non è possibile debellarlo rapidamente,
senza un vaccino efficace, l’unica cosa da fare è ritardare la
diffusione, per evitare il collasso del servizio sanitario, e
impedire la diffusione
isolando i contagiati.
Evitare il collasso significa evitare migliaia di vittime. In un
momento di crisi bisogna ottimizzare le risorse, coinvolgere tutti i
servizi ed avere un coordinamento forte ed autorevole che conosce e
viene dal territorio.
Il gruppo dei medici Verdi propone di adottare una nuova strategia
di contrasto al Covid19, passando dall’attesa che il virus colpisca
(aspettando il virus negli ospedali) ad un attacco sul campo (ricerca
attiva sul territorio di tutti i contagiati, sintomatici e non). Una
strategia che ha permesso alla Corea del Sud ed ad altri paesi di
uscire rapidamente dall’emergenza e di conservare nel tempo questa
condizione. Questa strategia, ottimizza le attuali misure di
“distanziamento sociale”, e favorirà l’uscita dall’attuale
emergenza, risultando ancora più utile alla riapertura del paese,
per bloccare immediatamente eventuali nuovi focolai.
Quindi si propone:
-
di creare un “Gruppo di lavoro territoriale” per la ricerca attiva (anche con strumenti digitali) e l’isolamento di tutti i pazienti sintomatici e non sintomatici;
-
l’isolamento ed il controllo dei pazienti positivi asintomatici, che dovrebbero essere isolati in strutture non sanitarie (hotel/caserme) protette e sorvegliate (visto le centinaia di multe fatte a positivi che evadono dall’isolamento domiciliare, nonostante il provvedimento di quarantena) ed anche in considerazione degli improvvisi aggravamenti (che rendono necessarie cure specifiche immediate;
-
di isolare in strutture sanitarie a bassa intensità di cura (cliniche con possibilità di O2 terapia) con assistenza medica costante almeno diurna per tutti i pazienti positivi sintomatici lievi. Il mancato monitoraggio dei pazienti, clinico/strumentale, lasciati da soli al proprio domicilio, ha contribuito all’alto indice di mortalità in Lombardia (per le novità che stanno emergendo sulla patologia, il monitoraggio è fondamentale);
-
ricovero in strutture sanitarie dedicate dei pazienti medi e gravi;
-
di utilizzare i Kit di test rapidi per effettuare degli screening mirati alla valutazione dell’effettiva diffusione del virus nella popolazione, nella ricerca di positivi in categorie di potenziali esposti (sanitari, forze dell’ordine, farmacisti, cassiere) e nella difesa delle filiere essenziali ad es. quella agroalimentare e non nella conferma diagnostica, come previsto dal protocollo regionale del 30/3/2020, poiché l’intervallo di comparsa delle IgM (da 5 a 11 giorni dall’infezione) è una finestra troppo ampia, per renderlo utile a tale scopo;
-
di fornire DPI adeguati e in numero sufficiente tutti gli operatori.
La modifica del protocollo operativo regionale “test rapidi” del
30/03/2020 per un corretto utilizzo del Kit test rapidi. Infatti dato
il particolare tipo di tecnica (IgG, IgM), esso non è utile nel
riconoscimento precoce del paziente infetto (si “positivizza”
dopo 5/10 giorni dall’infezione). Quindi è inutile e
scientificamente sbagliato utilizzarlo come test precoce in questa
fase.
Il Kit rapido può essere utilmente utilizzato per fare screening di
settore ecc. ma fa parte di fasi successive non può sostituire in
nessun caso il “tampone naso-faringeo”.
Adottare e affidare tutto il percorso di ricerca attiva ed
effettuazione dei tamponi al Dipartimento di Prevenzione competente
per legge e togliere questi compiti al servizio di emergenza 118.

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